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    November 28

    Imagine me and you

    Locandina Imagine Me & You
     

    Per Rachel e Jack è partito il conto alla rovescia verso il coronamento di un sogno: giovani, entusiasti, innamorati, i due convoleranno presto a nozze. Il destino è però beffardo e proprio mentre la sposa percorre la navata verso il fatidico si il suo sguardo si incrocia casualmente con quello di Luce, giovane fioraia incaricata degli addobbi per la cerimonia. Tra Rachel e Luce, presente anche al banchetto di nozze, si instaurerà in breve un rapporto di complicità e simpatia reciproca, che non tarderà a rivelarsi molto più che semplice feeling. Sopraffatta e sorpresa da una situazione imprevedibile quanto fulminante, la giovane sposa dovrà fare i conti con i propri sentimenti.
    Dopo il recente pseudo-horror Il Nascondiglio del Diavolo, torna ad affacciarsi sui nostri schermi la gradevole accoppiata Piper Perabo - Lena Hadey, qui in co-starring romantica. Il vispo duetto ci introduce a un intreccio che punta tutto sull'inevitabile impatto dello spettatore con l'idea di base -la sposa novella che si scopre dolce lesbica-, seguendo, attraverso un percorso ironico-malinconico, trame abbastanza larghe e lineari. Scevro da contenuti da commedia d'equivoci e lontano, nonostante le atmosfere, dal piglio british dei vari Notting Hill e Quattro Matrimoni e un Funerale, il titolo dice la propria in modo limpido ma tutt'altro che scorrevole, imbrigliato nei limiti di uno script indeciso tra brillante e desolato.

    flash: Opera prima della sceneggiatrice Ol Parker, il film è una commedia scintillante che racconta come la vita possa venire sconvolta da un giorno all'altro e come non sia per niente semplice prendere la direzione giusta. Heck e Rachel sono una giovane coppia che sta per sposarsi quando un inaspettato incontro, proprio il giorno del matrimonio e giusto in Chiesa, sconvolge la vita di Rachel. Quello che segue è un romantico, divertente e a volte commovente viaggio confidenziale su quanto accade a chi s'innamora veramente e improvvisamente per la prima volta. E cosa succede se la persona che dovrà passare con voi il resto della vostra vita non è il vostro ragazzo ma una perfetta estranea? Questo film vi dimostra come la ricerca del vero amore non sia sempre facile e senza ostacoli.

     

    La Politica

     
    Un bambino domanda al padre...."papà cos'è la politica??"
    Il padre risponde " io porto i soldi a casa..xciò sono il capitalismo...
    tua madre gestisce il denaro qndi è il governo...
    il nonno controlla ke tt sia regolare xciò è il sindacato...
    la nostra cameriera è la classe operaia...
    noi tutti ci preoccupiamo ke tu stia bene...xciò sei il popolo...
    e il tuo fratellino ke porta ancora i pannolini è il futuro...hai capito figlio mio??"
    Il piccolo c pensa su e dice al padre ke c vuole dormirci sopra una notte...
    Nella notte il bambino viene svegliato dal fratellino ke piange xkè ha sporcato il pannolino...
    Così visto ke nn sa cs fare va nella camera dei genitori...lì c'è sua madre ke dorme profondamente e nn riesce a svegliarla...
    così va in camera della cameriera dove trova suo padre ke se la spassa cn lei mentre il nonno sbircia dalla finestra...
    Tt sono csì occupati ke nn si accorgono della presenza del bambino e xciò il piccolo decide d tornare a dormire...
    Il mattino dopo il padre gli domanda se ora sa spiegargli cos'è la politica in poche parole...
    "si" risponde il figlio.
    " il capitalismo approfitta della classe operaia...il sindacato sta a guardare...nel frattempo il governo dorme...
    il popolo viene completamente ignorato...e il futuro è nella merda"

    hihihihi =D
     

    HIPPIE

    L'uso della parola "Hippie" risale ai primi anni del 1900, e compare ad esempio nel classico country I Wish I Was A Mole In The Ground di Bascom Lamar Lunsford, dove il testo contiene un profetico hippy let your hair role down (Hippy, lascia liberi i tuoi capelli).
    Il termine fu ripreso e reso popolare dal cronista
    Herb Caen del San Francisco Chronicle ed è usato per riferirsi a persone con un particolare stile di vita che può essere molto approssimativamente sintetizzato nei seguenti punti:

    • Partecipazione a movimenti per la pace;
    • Uso di capelli lunghi (in particolar modo tra gli uomini);
    • Uso di vestiti dai colori brillanti o inusuali (come pantaloni a zampa di elefante e magliette tinte con la tecnica del laccio);
    • Ascolto di particolari tipi di musica come quella dei gruppi come Jimi Hendrix, The Grateful Dead, Jefferson Airplane, Janis Joplin, The Doors etc.
    • Vita in una comune;
    • Frequente uso di droghe leggere per fini ricreativi, come marijuana, hashish, ma anche un massiccio uso delle cosiddette droghe pesanti come cocaina ed eroina e uso di allucinogeni come psilocina, psilocibina, mescalina e i potentissimi LSD e DMT. Senza dubbio la più ricercata e pericolosa tra queste l'LSD.
    • Gli Hippie avevano uno stile di vita sessuale molto "libero" e proclamavano a gran voce "Make love, not war", ovvero "Fate l'amore, non la guerra". In nome di un ritorno alle origini naturali dell'uomo, spesso erano nudi per entrare a contatto con la natura di cui si sentivano figli. I rapporti sessuali non avevano regole e, probabilmente, è da imputare anche a questo il fatto che malattie come l'AIDS (pur comparese più tardi) abbiano cominciato a svilupparsi proprio tra le comunità hippie

    A volte il termine "hippie" è usato in un'accezione dispregiativa per l'alienazione in cui molti hippie finivano a causa del pesante consumo di droghe e del loro rifiuto per il lavoro, le responsabilità, il rigetto della morale allora corrente, l'igiene personale e la cura dell'aspetto.

    Sebbene spesso si parli di "movimento hippie", non si trattò di un movimento culturale vero e proprio dotato di propri leader e di un manifesto. Comunque, molti hippie ebbero uno stile di vita nomade o condotto in una comune, rinunciando alla tradizionale vita borghese, opponendosi alla Guerra del Vietnam, abbracciando aspetti di culture religiose non tradizionali e criticando i valori della classe media occidentale. Molti hippie mossero critiche alle istituzioni e ai valori del tempo (Governo, industria, morale tradizionale, guerre). Le istituzioni che loro rinnegarono vennero denominate "Establishment".

    Il movimento hippie ebbe il suo apice nei tardi anni Sessanta e all'inizio degli anni Settanta.

    Il Festival di Woodstock (1969) radunò centinaia di migliaia di hippie provenienti da tutti gli Stati Uniti e da altre nazioni.

    Dal 1971 esiste in pieno centro a Copenaghen, un quartiere autogestito da hippie chiamato Christiania.

    Il termine non è da confondersi con Yippie, indicante i membri dello Youth International Party (Partito Internazionale della Gioventù), ovvero l'ala politicizzata orientata al libertarismo del movimento hippie.

     

    November 27

    JANIS JOPLIN

     
    Piece of My Heart Lyrics
    Artist(Band):Janis Joplin
     
     
    (Come on…)
    Didn't I make you feel like you were the only man, well yeah,
    An' didn't I give you nearly everything that a woman possibly can ?
    Honey, you know I did!
    And each time I tell myself that I, well I think I've had enough,
    But I'm gonna show you, baby, that a woman can be tough.

    I want you to come on, come on, come on, come on and take it,
    Take another little piece of my heart now, baby, (break a..)
    Break another little bit of my heart now, darling, yeah. (have a..)
    Hey! Have another little piece of my heart now, baby, yeah.
    You know you got it if it makes you feel good,
    Oh yes indeed.

    You're out on the streets looking good, and baby,
    Deep down in your heart I guess you know that it ain't right,
    Never never never never never never never hear me when I cry at night.
    Baby, I cry all the time!
    And each time I tell myself that I, well I can't stand the pain,
    But when you hold me in your arms, I'll sing it once again.

    I'll say come on, come on, come on, come on, yeah take it!
    Take another little piece of my heart now, baby. (break a..)
    Break another little bit of my heart now, darling, yeah, (come on…)
    Have another little piece of my heart now, baby, yeah.
    Well, You know you got it, child, if it makes you feel good

    Guitar

    I need you to come on, come on, come on, come on and take it,
    Take another little piece of my heart now, baby. (break a…)
    Break another little bit of my heart, darling, yeah. (have a)
    Have another little piece of my heart now, baby,
    You know you got it (waaaaahhh)
    Take a…Take another little piece of my heart now, baby. (break a…)
    Break another little bit of my heart, and darling, yeah yeah (have a)
    Have another little piece of my heart now, baby,
    You know you got it, child, if it makes you feel good

    TRADUZIONE

    Oh, muoviti, muoviti, muoviti, muoviti!
    Non ti ho fatto sentire come se fossi l’unico uomo – si l'ho fatto!
    Non ti ho dato ogni cosa che una donna ti potesse dare?
    Dolcezza, lo sai, l’ho fatto!
    E ogni volta che dico a me stessa, bhé ora ne ho avuto abbastanza,
    Ti dimostro, bambino, che una donna può essere dura.
    Voglio che ti muovi, muoviti, muoviti, muoviti, muoviti e prendi, prendi!
    Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino!
    Oh, oh, rompi!
    Rompi un altro po il mio cuore, tesoro, si, si, si.
    Oh, oh, abbi!
    Abbi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino,
    Lo sai, puoi averlo se ti fa sentire meglio,
    Oh, si certamente.
    Sei li sulla strada sei spledido,,
    E bambino nel profondo del tuo cuore sai che questo non è giusto,
    Mai, mai, mai, mai, mai, mai, mai mi hai sentito quando di notte ho pianto,
    Bambino, ho pianto tutte le notti!
    E ogni volta mi dicevo che, bhé non posso sopportare questa sofferenza
    Ma quando tu mi tieni fra le tue braccia, voglio cantare ancora.
    Voglio dire muoviti, muoviti, muoviti, muoviti e prendi!
    Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino O
    h, oh, rompi!
    Rompi un altro po del mio cuore tesoro, yeah!
    Oh, oh abbi!
    Abbi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino.
    Lo sai tu puoi, bambino, se ti fa sentire meglio.
    Ho bisogno di te, vieni, vieni, vieni, vieni e prendi,
    Prendi!
    Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino!
    Oh, oh, rompi!
    Rompi un altro poco il mio cuore, tesoro, yeah, vieni.
    Oh, oh abbi!
    Abbi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino
    Lo sai puoi averlo- whoahhhhhhh!
    Prendilo!
    Prendilo!
    Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino,
    Oh, oh rompi!
    Rompi un altro piccolo pezzo del mio cuore, tesoro, si, si, si, si
    Oh, oh abbi
    Abbi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino,
    hey,
    Lo sai che puoi, bambino, se ti fa sentire meglio
    November 17

    Losing My Religion

     
    LOSING MY RELIGION - R.E.M.
     
    Life is bigger
    It’s bigger than you
    And you are not me
    The lengths that I will go to
    The distance in your eyes
    Oh no I’ve said too much
    I set it up

    That’s me in the corner
    That’s me in the spotlight
    Losing my religion
    Trying to keep up with you
    And I don’t know if I can do it
    Oh no I’ve said too much
    I haven’t said enough
    I thought that I heard you laughing
    I thought that I heard you sing
    I think I thought I saw you try

    Every whisper
    Of every waking hour I’m
    Choosing my confessions
    Trying to keep an eye on you
    Like a hurt lost and blinded fool
    Oh no I’ve said too much
    I set it up

    Consider this
    The hint of the century
    Consider this
    The slip that brought me
    To my knees failed
    What if all these fantasies
    Come flailing around
    Now I’ve said too much
    I thought that I heard you laughing
    I thought that I heard you sing
    I think I thought I saw you try

    But that was just a dream
    That was just a dream
     
     
    TRADUZIONE
     
    Artista: R.E.M.
    Titolo: Losing My Religion
    Titolo Tradotto: Perdendo La Mia Pazienza
     
    La vita è più grande
    è più grande di te
    e tu non sei me
    le lunghezze che percorrerò
    la distanza dai tuoi occhi
    oh no, ho detto fin troppo
    l'ho voluto io
    Sono io quello nell'angolo
    Sono io quello alla ribalta
    che perdo la mia pazienza
    cercando di sostenermi con te
    e non so se posso farlo
    oh no, ho detto fin troppo
    non ho detto abbastanza
    pensavo di averti sentito ridere
    pensavo di averti sentito cantare
    credo che pensassi di averti visto tentare
    Ogni sussurro
    di ogni ora in cui sono sveglia
    scegliendo le mie confessioni
    tentando di mantenere un occhio su di te
    come uno sciocco ferito, perduto e accecato
    Oh no, ho detto fin troppo
    l'ho voluto io
    Considera questo
    l'aiuto del secolo
    considera questo
    l'errore che mi portò
    fallito alle mie ginocchia
    che importa se tutte queste fantasie
    arriveranno a colpire qui
    ora ho detto veramente troppo
    pensavo di averti sentito ridere
    pensavo di averti sentito cantare
    credo che pensassi di averti visto tentare
    Ma quello era solo un sogno
    era solo un sogno...

    November 13

    Le Iene intervista doppia Giulia Montanarini, Marco Basile

     

    Le Iene - Intervista doppia Serena Dandini vs Claudio Bisio

     
     

    Intervista a Marco Travaglio

     

    Testo integrale dell'intervista rilasciata a Daniele Luttazzi nella puntata di Satyricon del 14 marzo 2001


    D> Buonasera Marco e benvenuto.
    M> Buonasera

    D> Ho letto questo libro d'un fiato, è veramente molto interessante, l'hai scritto con Elio Veltri, che è membro della commissione antimafia e giustizia, Origine e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi. Questa in effetti è una cosa che, non so gli altri italiani, non so i giornalisti italiani che non ne parlano mai evidentemente, ma io mi sono sempre interrogato su questo mistero. Innanzitutto vorrei fare una premessa, perché in genere poi mi accusano sempre di essere fazioso o cose di questo genere: tu scrivi per Repubblica, per l'Espresso, per MicroMega eccetera, sei di sinistra?
    M> No.

    D> Non sei di sinistra, oh, meno male, meno male, quindi possiamo parlare tranquillamente.
    M> Diciamo che ho trovato asilo in questo gruppo, ma io ho lavorato con Montanelli finché Montanelli ha potuto lavorare in giornali liberi, quando glieli hanno chiusi o lo hanno messo in condizione di andarsene non ha potuto più dirigerli e quindi sono felice di aver trovato asilo in un giornale altrettanto libero.

    D> Quindi il tuo maestro è Montanelli.
    M> Sì.

    D> Montanelli il quale ha dichiarato recentemente "Berlusconi è il macigno che paralizza la vita ploitica italiana"
    M> Lo chiama "il piazzista di Arcore" quando è in pubblico, in privato...

    D> Peggio? Ah, okay, va be', non vogliamo saperlo perché poi non vogliamo finire in tribunale. Ehm, tu hai anche uno stipendio pignorato, mi sembra di ricordare.
    M> Si, dall'onorevole Previti.

    D> Per quale motivo?
    M> Ogni mese mi leva un quinto del mio stipendio. Ora, essere pignorati è già abbastanza seccante ma devo dire che essere pignorati da Previti è proprio il massimo della vita.

    D> Tu lavori per Previti?
    M> Anche.

    D> (risata)
    M> Per aver scritto una cosa vera e purtroppo non sono riuscito a convivcere il tribunale di Roma, e quindi spero nell`appello, spero di vincere in appello.

    D> In bocca al lupo.
    M> Così dovrà restituirmeli con gli interessi, sarà divertentissimo.

    D> Sarà divertentissimo. Be', facci sapere. Io ho letto questo libro. Alle prime due pagine ho detto: ok, qui saltiamo per aria tutti quanti, perché ci sono delle cose veramente sconvolgenti. Io mi rifarei proprio dall'inizio: "Cavaliere da dove ha preso i soldi", no? Inanzitutto, in questo libro si parla di teoremi? Cioè, sono teoremi delle toghe rosse o sono fatti?
    M> In questo libro si parla di documenti: ci sono dei documenti che andrebbero spiegati, se in Italia le interviste contemplassero delle domande: il problema è che in Italia abbiamo inventato questo genere letterario dell'intervista senza domanda, almeno quando il politico è l'ospite. E quindi nessuno lo chiede ma è una domanda legittima. Qui c'è un dirigente della Banca d'Italia che viene incaricato dalla Procura di Palermo di fare un perizia...

    D> Giuffrida?
    M> ... esatto, il dottor Giuffrida, tuttora al suo posto nonostante abbia subito alcune minacce pubbliche, il quale ha studiato i finanziamenti che negli anni 70 e 80 arrivavano alle 22 anzi 34 holding che compongono la Fininvest...

    D> Erano 22 e ora sono 34, ho appreso da questo libro.
    M> Ma perché inizialmente si pensava a 22, poi andando a cercare se ne sono scoperte anche 34 ...

    D> Cosa sono queste "holding"
    M> Be', diciamo, sono de contenitori di denaro, denaro che passa tra l'una e l'altra in un complicatissimo sistema di scatole cinesi e molto spesso non si capisce poi alla fine da dove è partito. Infatti, questo tecnico di Banca d'Italia che, diciamo, non è uno stalinista, è un'espressione del capitalismo, ha cercato di capire da dove arrivassero questi soldi, perché ci sono 115 miliardi in 7 anni che arrivano in contanti.

    D> 115 miliardi dell'epoca, che sarebbero?
    M> Sarebbero sui 500 di oggi. Arrivano in contanti: immagino in dei valigioni, in tir, non so come li si trasporti.

    D> Da dove provenivano questi soldi?
    M> Ehm, alla fine il dottor Giuffrida si arrende, alza le mani e dice "provenienza sconosciuta"; e quindi bisogna conoscerla, io credo che un uomo pubblico dovrebbe spiegarci che ci fossero dei benefattori che continuavano a donare questi soldi in contanti, ma bisognerebbe saperlo chi sono.

    D> Ma i soldi che passano da una holding all'altra e eccetera non lasciano delle tracce, non è possibile risalire all'indietro come Pollcicno e arrivare fino all'origine?
    M> No, il sistema francovaluta, si chiama così non sto a spiegarlo perché è complicatissimo, faceva in modo che il punto di partenza fosse inidentificabile. Tutto ciò poi era ancora complicato da alcune amenità: il dottor Giuffrida, assieme agli uomini della DIA, quando è andato a ritroso alla ricerca di questi finanziamenti, è andato a cercare la documentazione presso banche, e presso queste banche alcune società non risultavano nemmeno essere mai esistite, poi si è scoperto perché: erano state per errore classificate come negozi di parrucchiera e estetista. Ora, l'idea che Berlusconi tra tutto quello che ha abbia anche delle società di parrucchiere e estetista era veramente troppo, infatti lì è stato detto "oops, ci siamo sbagliati", non erano parrucchieri ed estetisti, erano società finanziarie.

    D> Che banche erano queste banche?
    M> Mah, una, la più famosa, è la Banca Rasini, quella dove lavorava il padre del Cavalier Silvio Berlusconi: credo che cominciò da impiegato e poi diventò, se non ricordo male, direttore generale. Ed era una delle banche che è indicata dai giudici di Palermo come quelle utilizzate per il riciclaggio del denaro della mafia.

    D> Noi siamo morti in questo momento, vuoi dirmi?
    M> Quante querele vuoi prenderti? Sennò smettiamo.

    D> Mah, il libro è interessantissimo, è meraviglioso: tu hai avuto minacce dalla pubblicazione di questo libro?
    M> Non ancora.

    D> Ok, perfetto, poi fammi sapere.
    M> Ho saputo alla libreria di Fiumicino, che un omino di bassa statura...

    D> ... solerte ...
    M> ... era passato a comprare tutte le copie che c'erano.

    D> Stampatene di più, no? Così loro le prendono e voi guadagnate.
    M> Infatti, noi ristampiamo, loro ricomprano e vediamo chi si stanca per primo.

    D> E' stupendo. Una cosa su cui mi sono sempre interrogato è questa: c'erano alcune società che voi chiamate nel vostro libro "siringhe monouso", tipo la Palina eccetera, fanno una sola operazione. perché? Cioè, partono dei soldi dalla Palina, holding uno, due, tre, ta-ta-ta-ta e poi ritornano alla Palina: perché?
    M> E poi ritornano all'origine: questa è una delle cose più incomprensibili che si sia trovato ad affromntare questo povero tecnico.

    D> Erano dei giroconti fittizi?
    M> Sono delle cose che nemmeno un tecnico di alto livello come questo riesce a spiegare, per cui alla fine si arrende: la procura di Palermo convocherà, anzi, credo che abbia già convocato ma la cosa slitterà a dopo le elezioni, il Cavalier Berlusconi perché può darsi che tutto ciò sia assolutamente lecito, l'importante è spiegarlo. Bisognerà spiegarlo...

    D> Facciamo un appello, no? Bisognerà spiegarlo. Voi parlate di due fasi dell'impero Fininvest: una prima fase dagli anni 70 fino all'83, è la fase che abbiamo appena descritto, mi pare di capire, dove piovono miliardi non si sa da dove, e una seconda parte, invece, diciamo il CAF, tangentopoli, fino alla legge Mammì...
    M> è la fase Craxi, quando Craxi era presidente del Consiglio.

    D> Esatto. Qui però dite una cosa interessante e che io non sapevo, e cioè che Craxi ha partecipato alla fondazione di Forza Italia.
    M> Ah, quello è un altro documento straordinario, secondo me: c'e un piccolo democristiano milanese che si chiama Ezio Cartotto, che viene ingaggiato da Marcello Dell'Utri...

    D> Chi è Marcello Dell'Utri?
    M> Marcello Dell'Utri è il braccio destro di Silvio Berlusconi, palermitano, l'uomo che nel 1974 quando Berlusconi ha bisogno di uno stalliere va a Palermo, prende un boss mafioso glielo porta a Milano e glielo mette in Villa per un anno e mezzo: si chiamava Mangano questo boss, è stato poi processato al maxiprocesso di Falcone e Borsellino e poi è stato condannato all'ergastolo per traffico di droga, mafia e omicidio, ed era in rapporto con Dell'Utri fino almeno al '93-'94. Chiusa la parentesi. Stavamo dicendo?

    D> Hai fatto una parentesi da niente...ci bevo un attimo su? Non so voi ma io sto abbastanza tremando, ma ok. (si sente un tonfo da ditro le quinte) Un attentato, sventato per fortuna: state fermi e non saltate sulle sedie, nessuno si muova. (applauso)
    M> Allora: Dell'Utri ingaggia questo democristiano lombardo perché dice" qui bisogna fare un partito, il Cavaliere dice che i nostri referenti politici stanno malmessi con Mani Pulite e quindi"...

    D> Siamo nel 91-92?
    M> Siamo nel '92, subito dopo l'arresto di Mario Chiesa e i primi indagati, i primissimi piccoli indagati milanesi, nemmeno Craxi: Craxi poi sarà a dicembre. Lo chiude in un ufficio di Publitalia, gli dice di non dire niente perché della cosa sa soltanto lui e il Cavaliere, nemmeno Confalonieri perché era contrario a questo progetto di entrare in politica.

    D> Fedele è simpatico, eh?
    M> Bè, si, diceva delle cose che dette oggi sembra Stalin, invece era Confalonieri: diceva "è impensabile che noi senza vendere le televisioni andiamo in politica"; cercava di convincere Berlusconi: infatti all'inizio lo tennero all'oscuro, così racconta Cartotto. Allora, questo ufficio di Publitalia comincia a lavorare alla fondazione del partito, che poi verrà reso noto agli Italiani un anno e mezzo dopo: nessuno lo sa. E questo Cartotto racconta delle cose secondo me strepitose: voglio citare perché qui bisogna essere esattissimi, le querele volano come... e noi non le vogliamo prendere le querele...

    D> Non so tu, io no di certo. Credo che sia il male minore la querela a questo punto.
    M> Allora, Cartotto racconta il movente della nascita di Forza Italia: "Berlusconi, in una convention di quadri della Fininvest tenuta a Montecarlo, tenne un discorso che posso definire di attacco, dicendo specificamente: i nostri amici che ci aiutavano, Craxi & c., contano sempre di meno, i nostri nemici contano sempre di più, dobbiamo prepararci aqualsiasi evenienza per combatterli" . Ma racconta un'altra cosa secondo me strepitosa, e cioè che nel 1992-93, quando Caselli non era nemmeno procuratore di Palermo, quando nessuno si sognava di ipotizzre alcunchè di rapporti tra mafia e Fininvest, Berlusconi, secondo Cartotto, si aggirava per le sue aziende dicendo "se non andiamo in politica ci accuseranno di essere mafiosi". Ora, a me francamente non è mai capitatodi temere di essere accusato di essere mafioso. A te non credo.

    D> Non credo, no.
    M> "Berlusconi, racconta Cartotto, temeva che entrando in politica potessero essergli rivolte accuse di contiguità con la associazione mafiosa. Per la verità Cartotto ad un'intervista al Corriere dirà poi che Berlusconi diceva queste testuali parole: mi faranno di tutto, andranno a frugare tutte le carte, diranno che sono un mafioso.

    D> Ma perché? Strano, no?
    M> Poi aggiunge Cartotto che nel 1994,quando vennero fuori le prime voci su queste liesons dangereuses, per usare un termine raffinato, dice: "ricordo che Berlusconi mise sotto accusa Dell'Utri specificando che nei sondaggi Forza Italia stava scendendo proprio per questo problema dei suoi rapporti con la mafia; ricordo che la reazione di Dell'Utri mi sorprese alquanto, quando mi disse testualmente: Silvio non capisce che dovrebbe ringraziarmi perché se dovessi aprire bocca io, puntini puntini.

    D> Queste sono dichiarazioni di Cartotto. Rese dove?
    M> Queste sono dichiarazioni di Cartotto alle procure di Caltanissetta e Palermo che indagano sui mandanti a volto coperto delle stragi del 1992 e 93.

    D> Cosa c'entrano?
    M> Eh, cosa c'entrano. Quante querele vuoi beccarti? Allora...

    D> No, stiamo cercando di capire, stai tirando fuori delle cose che non stanno nè in cielo nè in terra, non è una logica normale, credo, no? Non essere così soddisfatto, è una cosa tremenda, oh, mamma mia.
    M> No, sarà che le conosco e quindi do un po' meno peso. C'è un atto assolutamente pubblico, la requisitoria del pubblico ministero Luca Tescaroli al processo di appello per la strage di Capaci dove sono stati condannati tutti i boss di Cosa Nostra, da Riina in giù, per avere ordinato e realizzato la strage che ha visto la moste di Falcone, della moglie, degli uomini della scorta; in questo processo di appello Tescaroli fa un accenno ad un'altra indagine che è in corso alla procura di Caltanissetta, e che riguarda i mandanti avolto coperto, cioè coloro che avrebbero diciamo suggerito se non altro la tempistica per quelle due stagi in sequenza che erano Capaci e poi via D'Amelio: voi ricorderete che in quei 50 giorni saltarono in aria i due giudici più famosi d'Italia, a Palermo, cioè Falcone e Borsellino: intere autostrade sventrate, cioè una cosa mai vista; forse in Colombia. E questo pubblico ministero nella requisitoria ha sostenuto, ha ricordato, le parole di alcuni collaboratori di giustizia i quali sostengono che Totò Riina, prima di mettere a punto queste stragi, aveva incontrato alcune persone importanti, come le chiamava lui, e questi pentiti riferiscono che erano Berlusconi e dell'Utri. Naturalmente tutto ciò è una requisitoria, èun documento pubblico, è una cosa che è stata letta in udienza e noi l'abbiamo pubblicata, non è una sentenza, ci mancherebbe altro, è semplicemente uno spunto di indagine, indagine che mentre Tescaroli parlava era in corso: e altre indagini ci sono sulle stragi del 3, perché voi ricorderete che nel 93 ci fu quella replica, quando la mafia stranamente cominciò ad occuparsi del patrimonio artistico: cioè, la mafia uscì dal territorio siciliano e cominciò a mettre bombe agli Uffizi, a via Palestro a Milano e qui a Roma, a San giovanni in Laterano, per non parlare dell'attentato a Maurizio Costanzo, che è un altro caso clamoroso: è molto interessante, soltanto a livello cronologico, leggere quello che racconta Cartotto, e cioè che Maurizio Costanzo era uno, all'interno della Fininvest, ferocemente contrario alla nascita del partito della Finivest, cioè alla scesa in campo della Fininvest in politica. Insomma, è un bel quadretto.

    D> Bè, direi, rivelazioni esplosive.
    M> Sai qual è il brutto, o il bello? Che non sono rivelazioni, cioè non sono cose che io sono andato atrovare e che nessuno poteva trovare. Sono cose che sono state dette in un'aula di tribunale.

    D> Be', nessuno le riferisce perché ancora devono essere dimostrate.
    M> Si, ma quando un pubblico ministero dice una cosa se ne dovrebbe parlare.

    D> Non se ne parla?
    M> Non se ne parla molto.

    D> C'è una specie di consegna del silenzio?
    M> Un pochino, forse.

    D> Forse stanno aspettando.
    M> Forse stanno aspettando.

    D> E Craxi cosa c'entra? perché tutto è partito da Craxi.
    M> Si: Cartotto racconta che in queste riunioni ad Arcore nelle quali si decideva la nascita di Forza Italia, a un paio di queste riunioni partecipò Bettino Craxi, poco prima di volare ad Hamamet, cioè prima di perdere l'immunità parlamentare e di volare, un giorno prima, ad Hamamet per sottrarsi all'arresto.

    D> Quindi quello che sostenete voi in questo libro è che, da certi riscontri, deposizioni, ecc. ecc., la nascita del partito è dovuta al fatto che mancavano i referenti politici ad un certo punto quindi han detto: ok, dobbiamo farci le cose da soli. Giusto?
    M> Questo racconta l'unico testimone che ha parlato di quel periodo, cioè questo Cartotto, che non è un pentito di mafia, non è un delinquente...

    D> E dove si trova adesso questo Cartotto?
    M> Credo che stia appena fuori Milano. Viene chiamato spesso a testimoniare in vari processi, quelli di Dell'Utri, quelli di Berlusconi...

    D> C'è un altro capitolo che secondo me è molto interessante, ed è quello sulla legge Tremonti: Tremonti è nella cronaca di questa settimana perché ha dato del gangster al ministro Visco ecc. ecc.: ho letto però una cosa interessantissima su questa legge Tremonti in realtà.
    M> La legge Tremonti è una legge che, detta in soldoni, rilascia delle agevolazioni fiscali alle imprese che reinvestono gli utili. E quindi è una legge neutra. Senonchè un giorno una certa azienda, che si chiama Mediaset, compra dei film, e comprati quei film chiede al governo se può beneficiare dei vantaggi della legge Tremonti. Il governo le risponde si, puoi beneficiare di questi vantaggi. E questi vantaggi, quantificati, sono 243 mliardi. Il problema qual è: io non so se la Mediaset avesse o non avesse il diritto ad accedere a questi vantaggi: c'è chi sostiene di no perche i film acquistati non sono beni materiali e la legge Tremonti si occupava soltanto di beni materiali; ma diciamo che fosse tutto di loro diritto: il problema è che a beneficiare di questa legge è colui che l'ha fatta, e cioè il Cavalier Silvio Berlusconi con una mano è presidente del Consiglio e con l'altra è padrone della Mediaset e si interpella da solo chiedendo: "scusa, puoi tu usufruire di questa legge? Si che puoi." . E alla fine ci guadagna 250 miliardi.

    D> Ma come. Ogni volta che gli rinfacciano il conflitto di interessi lui dice sempre: "No no no, perché poi io lo risolverò molto tranquillamente: quando parleremo di cose che mi riguardano io mi alzo e me ne esco". No?
    M> Si, bè, non dovrebbe mai mettere piede, avremmo un governo vacante, in esilio.

    D> Si, perché io ho elencato le cose di cui si occupa: editoria, telecomunicazioni, telefoni cellulari, assicurazioni, grandi distribuzioni, cinema, audiovisivi, affari immobiliari, sport. Tutto.
    M> E negozi di parrucchieri ed estetisti.

    D> I negozi di parrucchieri, hai ragione. Dunque: riassumiamo un pochettino il percorso di questo libro: c'è dentro un'intervista anche a Borsellino che è incredibile.
    M> C'è un'intervista agghiacciante a Paolo Borsellino: è una rarità questa intervista, perché la Rai l'ha potuta trasmettere soltanto nottetempo...

    D> Perché l'ha potuta trasmettere? In che senso?
    M> La Rai ce l'aveva, ma Roberto Morione, direttore di Rai News 24, ha fatto il giro delle sette chiese per offrirla a tutti quelli che hanno i programmi in prima serata, ai telegiornali, e tutti gli hanno detto che non gli interessava perché era roba vecchia: in realtà questo è l'ultimo documento filmato di Paolo Borsellino prima che salti in aria. è stata fatta il 21 maggio del 92, due giorni dopo salta in aria Falcone, 50 giorni dopo salta in aria Borsellino.

    D> Cosa c'era di così drammatico in questa intervista?
    M> Bè, è un'intervista abbastanza agghiacciante, per chi la vede soprattutto col senno di poi, cioè la vede come il testamento spirituale. Borsellino dice alcune cose: a) che la procura di Palermo in quel momento sta indagando sui rapporti tra Berlusconi, Dell'Utri e Mangano; e poi dice un'altra cosa: dice che in una intercettazione del 1981 tra Mangano e Dell'Utri, Mangano sta contrattando con Dell'Utri a proposito di un cavallo. E Borsellino dice che "nel maxiprocesso noi abbiamo appurato che Mangano quando parla di cavalli intende partite di droga". Quando poi il giornalista, che è un francese, quindi fa domande, gli dice " se ricordo bene nell'inchiesta c'è un'intercettazone fra Mangano e Dell'Utri in cui si parla di cavalli". Borsellino, che evidentemente è un fine umorista, risponde "bè, nella conversazione nel maxiprocesso, se non piglio errore, si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo.Quindi non credo che potesse trattarsi effettivanente di cavalli: se qualcuno mi deve recapitare due cavalli me li recapita all'ippodromo oppure al maneggio, non certamente dentro a un albergo". Allora, voi immaginate un'intervista di questo genere rilasciata oggi da Borsellino vivo, che cosa si direbbe di Borsellino, che è una toga rossa, che è arrivata la cavalleria comunista, che non a caso è un complotto politico, la giustizia a orologeria. Il problema è che pare che Paolo Borsellino votasse Movimento Sociale; cioè appartenevaa quella tradizione della destra, la nobile tradizione della destra legalitaria, che in Sicilia faceva fronte contro la mafia. Per cui, andava perfettamente daccordo con suoi colleghi che erano di sinistra. Immaginatevi se un uomo come Borsellino fosse sopravvissuto e avesse rilasciato oggi questa intervista dove sarebbe già finito, come minimo davanti al CSM, come minimo. Il fatto che in questo paese un'intervista del genere non trovi un programma che la trasmetta in prima serata ma debba andare di notte è abbastanza significativo.

    D> E che fine ha fatto questa bobina poi?
    M> La bobina c'è, è stata acquisita agli atti della procura di Caltanissetta che indaga sulle stragi , perché è molto interessante sapere di che cosa si stava occupando la magistratura palermitana nel momento in cui saltavano in aria i suoi due maggiori esponenti. O no? E quindi èstata acquisita. è molto istruttiva, secondo me, andrebbe discussa, ci vorrebbero delle risposte.

    D> Io ho invitato il Cavalier Berlusconi qua ma non viene. Più di così non so cosa posso fare.
    M> Strano.

    D> In realtà in un qualunque altro paese europeo o del mondo anche un ventesimo di queste piccole rivelazioni scatenerebbero il terremoto politico. Qua invece non capita nulla.
    M> Oggi è venuto ad interessarsi di questo libro e a farmi una piccola intervista un giornalista del Financial Times, il quale mi raccontava dell'avventura di un dirigente molto promettente del partito conservatore britannico, mi ha lasciato anche un appunto con il nome e quindi voglio essere preciso: si chiama Jonathan Atkin, il quale un giorno, convocato ad un processo che riguardava chi avesse pagato il conto di albergo da 3 milioni di lire a sua figlia ha mentito, cioè ha detto una cosa invece di un'altra, ed è stato immediatamente impacchettato e portato in carcere, un ex ministro nonchè parlamentare conservatore, è rimasto in carcere 6 mesi ed è uscito l'altro giorno. Ha ovviamente la carriera politica finita, ma aveva mentito su un conto di 3 milioni della figlia. Io non oso immaginare quanta gente ci sarebbe nel Parlamento Italiano se vigessero le stesse leggi, probabilmente sarebbe semideserto.

    D> Io mi chiedo, caro Marco, in che paese viviamo. Comunque volevo ringraziarti perché tu, facendo questo libro, dimostri di essere un uomo libero, e non è facile trovare uomini liberi in quest'Italia di merda.
    M> Ti ringrazio molto. Mi veniva in mente una cosa: quel governatore della Pensylvania che un giorno si presentò in televisione e si infilò la canna di una pistola in bocca e si sparò: credo che tu stasera, più o meno...

    D> No, no, non lo farei mai.
    M> Avresti fatto molto prima.



     

     


    November 12

    MARIE ANTOINETTE

     
    genere: Storico
    durata (min.): 123  
    regia: Sofia Coppola
    anno: 2006
    nazione: Giappone / Francia / USA 

    Maria Antonietta, la figlia della regina d'Austria viene promessa in sposa appena quattordicenne a Luigi XVI, il futuro re di Francia. Nonostante la sua riluttanza, la giovane si trasferisce a Versailles, ma non riuscirà mai ad entrare in sintonia col popolo francese che in primis, non le perdona il fatto di essere straniera, così allo scoppio della Rivoluzione, quando Maria Antonietta si schiera dalla parte dell'aristocrazia, una volta catturata, sarà condannata dal tribunale rivoluzionario alla ghigliottina.

     
    MARIA ANTONIETTA REGINA POP
     
    Una brava Kirsten Dunst nel ruolo di 'Maria Antonietta', diventata per Sofia Coppola una regina pop dallo stile contemporaneo. E in mezzo ai sontuosi décors spunta anche un coiffeur gay.
     
    Ci sono due modi per vedere il nuovo, atteso film di Sofia Coppola Maria Antonietta con una brava Kirsten Dunst nel ruolo della regale protagonista.
     Quello sbagliato - e alla prima visione ci sono cascato anch'io, lo ammetto - è di considerarlo un rigoroso film storico che vuol far luce su un periodo chiave della storia francese: in tal caso non si può non storcere il naso davanti a una regina-bambina che sembra un'adolescente milionaria di Beverly Hills mentre la Rivoluzione Francese viene sacrificata nei cinque minuti del finale e i protagonisti sono quanto di meno 'filologicamente corretto' ci si possa aspettare, da una Madame du Barry mignottesca come una burina laziale (un'Asia Argento sopra le righe) a un Luigi XVI che parla con accento texano - come verrà doppiato? - in odor di impotenza (nella realtà aveva problemi di fimosi) e riottoso come un ragazzotto insulso.
    Il modo giusto è invece lasciarsi andare a quello che è il vero spirito del film, ossia un vortice di caleidoscopici colori squillanti, elaborati costumi di Milena Canonero e stupefacenti scenografie - Versailles c'è ed è quella vera - ed entrare così nelle intenzioni della regista, ovvero immergersi nei sogni e le contraddizioni di un personaggio che in realtà è fuori dal tempo e potrebbe essere ovunque, una non banale psicologia femminile che rientra nei ritratti perturbanti tipici della regista.
    Maria Antonietta è una vergine questa volta non suicida ma amante della vita con ingenua schiettezza, entrata senza colpe nei vorticosi giri di valzer di una corte lussuosa e sprecona, viziata come può esserlo un'aristocratica del dollaro ai giorni nostri (Paris Hilton? Nicole Ritchie?). E la contemporaneità stridente che emerge in un film come Maria Antonietta dà un senso alle provocazioni più smaccate quali far comparire un paio di fiammanti All Star in mezzo alla marea di decoratissime scarpette in dotazione alla sovrana o sottolineare la pomposità del contesto con scatenate ballate pop quali Hong Kong Garden di Siouxsie and the Banshees o l'elegantemente sublime Plainsong dei Cure al momento dell'incoronazione (ma tra Rameau e Vivaldi spicca anche la sorprendente neoromantica I Want Candy dei Bow Wow Wow).
    E in questo vitalistico bailamme di sontuosi décors, crinoline sbuffanti e luculliane tavole imbandite con colossali piramidi di leccornie, la protagonista Kirsten Dunst gioca su un registro giustamente sbarazzino e un po' spaesato, rendendo con solerzia l'impiccio della regina intrappolata in una Corte che le va troppo stretta al punto da cercare una impossibile fuga d'amore con un soldatuccio olandese diventando poi, inevitabilmente, il capro espiatorio del popolo allo stremo (ma la celebre boutade sulla mancanza di pane «…E allora dategli delle brioches», storicamente non attendibile, qui passa sotto silenzio).
    Nell'élite snob dell'aristocratica Versailles spicca infine il coiffeur gay che le crea improbabili impalcature himalayane e diventa subito oggetto di pettegolezzi da parte delle damazze più impertinenti: «Lo sai? Gli piacciono gli uomini!».
    Un film che farà impazzire il pubblico più giovane, non c'è dubbio, ma potrà divertire chiunque se lo si gusta come puro divertissement tenendo presente la necessità di mettere da parte a priori il rigore e il realismo di Sua Maestà la Storia.

     

    SCHERZI DEL CUORE

     
    durata (min.): 121  
    genere: Commedia
    regia: Willard Carrol
    anno: 1998
    nazione: USA 
     

    Paul e Hannah, coppia ormai matura, litigano da un po' di tempo a motivo di una presunta infedeltà che lui avrebbe commesso anni prima. All'interno della loro grande casa, ricordi e ripicche si alternano tra dolori, nostalgie, rimpianti. Intanto in un albergo, Gracie si incontra con un uomo con cui ha una relazione extraconiugale: lui vorrebbe che il loro legame fosse più frequente, ma lei si oppone decisamente. Meredith, regista teatrale, dopo negative esperienze, rifiuta nuovi corteggiamenti, ma poi si vede messa alle strette dalle insistenze di Trent, spiritoso e convincente. In discoteca, Joan, giovane bella ed esuberante, rompe per telefono con un ragazzo e subito le capita di conoscere Keenan, dal quale è attratta ma che rifiuta qualsiasi appuntamento. Hugh si aggira per bar e ristoranti notturni: avvicina donne diverse e racconta loro versioni differenti ma sempre terrificanti della propria vita privata. In ospedale il giovane Mark sta morendo di Aids, assistito dalla madre che, tra le lacrime, cerca di alleviarne la sofferenza. Il finale vede Paul e Hannah riconciliati dal reciproco affetto, più forte di qualunque incomprensione. Intorno a loro, quando si celebra il rinnovo della loro promessa matrimoniale, ecco le tre figlie: Gracie, Joan, Meredith. Il pastore che celebra è l'amante di Gracie, che però adesso è accanto al marito Hugh. Joan presenta ai genitori Keenan, e lo stesso fa Meredith con Trent. Tutte le situazioni sembrano all'apparenza ricomposte.

     

     
     

    I RACCONTI DI S. FRANCISCO

     
    genere: Commedia
    durata (min.):
    350  
    regia: Alastair Reid
    anno: 1994
    nazione: UK / USA 
     
     
    Una soap-opera sentimentale e divertente, nella quale i personaggi gay non rappresentano eccezioni né anomalie ma sono naturalmente integrati alle storie d'amore, di delusione, d'allegria, d'avventure o disavventure; un Beautiful senza aggressività né malvagità, un Dallas senza voracità né intolleranza. All'origine della serie sta una rubrica di storie cittadine pubblicata dal quotidiano San Francisco Chronicle, scritta da Armistead Maupin con immenso successo, poi raccolta dal 1977 in tre volumi.
     

    Tutti sotto lo stesso tetto, tutti sotto lo stesso cielo, stellato sì, ma senza amore, in una San Francisco anni post-hippie e ante-AIDS, che distribuisce permissivismo e opportunità a piene mani, ma che poco concede quando c’è da saldare legami duraturi, sinceri, di cuore. Dopo gli incontri nelle saune per soli uomini, dopo una cena a lume di candela, dopo una scorrazzata in macchina su e giù per la città, dopo aver tirato l’alba nella locale più “in” del momento, dopo essersi rollati l’ennesima canna ascoltando i Mamas and The Papas, per gli inquilini di del N° 28 di Barbary Lane, la casa rimane la vera oasi di felicità, dove ripararsi dai temporali di promesse non mantenute.
    Coccolati da un amorevole padrona di casa, Anna Madrigal (Olympia Dukakys), gli otto abitanti del 28 di Barbary Lane si avvicendano in un intreccio di vite e di storie, sempre alla ricerca del vero amore, di avventure impossibili, ma passionali. Per scoprire che quella sete necessaria di stabilità e affetti consolidati, viene placata ogni giorno, al semplice ritorno a casa.

     

    QUEER AS FOLK - UK

     
    regia: Charles McDougall
    anno: 1999
    nazione: UK 
    genere: Commedia
    durata (min.): 257' (8 episodi)  
     
    Una serie televisiva veramente rivoluzionaria, sia nella forma che nei contenuti. Per la prima volta vengono presentati e approfonditi l'ambiete gay, le persone gay, le situazioni gay, i sentimenti gay, la sessualità gay, ecc. con uno spirito di verità e realismo, senza pruderie o annacquamenti o nascodimenti. Una realtà poco conosciuta o misconosciuta o più spesso conosciuta male, che finalmente si può vedere senza paraocchi o deformazioni. Certo, non è tutta la realtà glbt, le situazioni e i personaggi possono sembrare estremi, ma a noi sono sembrati veri e sinceri, anche se sono solo una parte, quella finora tenuta più nascosta, quella che genera le reazioni più accese, e che costringe ad accettarla o rifiutarla. Se vogliamo parlare di gay, dobbiamo parlare anche di questo, anche di queste situazioni, di queste esigenze, di queste sofferenze, di queste gioie , di questa sessualità, di queste aspettative, ecc. I nostri stili di vita sono diversi e svariati, non possiamo giudicare cosa è meglio o cosa è peggio, dobbiamo dare a tutti una cittadinanza. Questa è la libertà, questa è la vita!
     

    Non c'è un solo momento di noia nelle vite di tre giovani che gravitano attorno alla vasta comunità gay di Manchester. A Stuart Jones (AIDAN GILLEN) non manca nulla: è ricco, incredibilmente bello e sa essere sempre al centro dell'attenzione. Persino la sua inevitabile arroganza viene sempre perdonata.
    Il suo compagno di scorribande preferito, Vince Tyler (CRAIG KELLY) è d'altro canto un tipo divertente e adorabile, nonché molto carino, ma a differenza del suo amico non ha alcuna fiducia in se stesso. Fin da bambini, Vince è stato al fianco di Stuart, condividendo notti folli, risate e pianti.
    Poi arriva Nathan Maloney (CHARLIE HUNNAM): giovane, ribelle e assetato di nuove esperienze. Nathan si fa strada a forza nel mondo di Stuart e Vince e, da quel momento, niente sarà più come prima. (Cleptomania.it)

     

    THE L WORD

     
    durata (min.): 50' (x 12) prima serie  
    regia: Tony Goldwyn
    anno: 2004
    nazione: USA 
     
     
    E' il primo serial interamente ideato, scritto, diretto e prodotto da donne dichiaratamente omosessuali (tra cui Rose Troche e Guinevere Turner, rispettivamente regista e attrice/sceneggiatrice di Go Fish). Questo serial, che sta riscuotendo moltissimi consensi, si diverte a ironizzare sulla conflittuale questione della (in)visibilità lesbica e sui modi spesso sottili che ha di autoperpetuarsi, per esempio la resistenza ad usare la "parola con la L" per definirsi o il non riconoscersi in nessuno dei modelli di immagine e comportamento comunemente associati al lesbismo.genere: Commedia
     

    Vedi il nuovo blog italiano (The pLanet) dedicato alla serie.

    Vedi
    sito italiano della serie (occorre registrarsi).


    Sono state completate tre stagioni per un totale di 38 episodi (13+13+12). 12 episodi della quarta stagione sono stati messi in lavorazione per l'estate 2006 e dovrebbero essere trasmessi nel 2007.

    Sinossi della prima stagione:

    The L Word" racconta la vita e le passioni di un gruppo di ragazze omosessuali a Los Angeles e del mondo che le circonda. Alcune sono protagoniste delle storie principali, altre hanno ruoli di rilievo, altre ancora fanno da contorno.

    BETTE E TINA

    Bette Porter è la direttrice di una galleria d'arte, Tina Kennard lavora nel mondo del cinema. Entrambe abitano e lavorano a Los Angeles, dove condividono non solo lo stesso tetto ma anche lo stesso letto: Bette e Tina si amano da sette anni. Il loro rapporto, pur solido, non è più così inossidabile come sembrano pensare tutte le loro amiche: la passione ha lasciato il posto al rispetto, il sesso alle tenerezze, routine e noia sono dietro l'angolo.
    Forse anche per questo Bette e Tina si sentono pronte al grande passo: formare una famiglia, avere un figlio, crescerlo insieme e invecchiare felici. L'unica cosa che manca per realizzare il progetto è un po' di seme maschile per l'inseminazione artificiale. Dopo la difficoltosa scelta del donatore, un artista afroamericano, Tina rimane finalmente incinta e porta avanti la gravidanza. Ma quasi contemporaneamente si apre un'altra delicata fase nella vita della coppia, che si ritrova ad affrontare l'inevitabile "crisi del settimo anno".

    LE AMICHE

    Con Tina e Bette, al Planet, un locale di West Hollywood, si ritrovano regolarmente le amiche del giro. Ognuna con il suo lifestyle più o meno complicato. Marina Ferrer, la proprietaria del locale, splendida, carismatica e piena di passione. Shane McCutcheon, la hair-stylist molto trendy, una selvaggia rubacuori che porta avanti più storie contemporaneamente. Dana Fairbanks, la tennista professionista in grande ascesa che si finge eterosessuale per non compromettere una brillante carriera e soprattutto gli ingaggi degli sponsor. Alice Pieszecki, giornalista bisessuale che ha un giudizio chiaro per ognuna delle amiche ma che va nel pallone se una scelta riguarda lei. Più a margine sta la sorellastra eterosessuale di Bette, Kit Porter, ex musicista con problemi di alcool che vorrebbe dare una sistemata alla sua vita e riappacificarsi con la famiglia.

    JENNY E TIM

    Intanto Tim Haspel, il vicino di casa di Bette e Tina, un prestante istruttore di nuoto, sogna di mettere su famiglia con la donna che ama: Jenny Schecter, una brillante giovane scrittrice che dopo la laurea si trasferisce in casa sua. Ma subito Jenny familiarizza con il gruppo di Bette e la sua vita non sarà più la stessa. Affascinata da questo mondo eccitante e sconosciuto, la scrittrice rimane folgorata dall'incontro con la magnetica Marina, la proprietaria del Planet. L'attrazione tra le due è decisamente fatale e il gioco di seduzione di Marina, in cui si alternano dolcezze a slanci aggressivi, lascia Jenny frastornata da sentimenti che non aveva mai provato prima. Tim e una vita "normale" o la passione esplosiva per Marina? Si avvicina il momento della scelta.


     
     
    L'IDEA



    OMOSESSUALITÀ LESBO: ULTIMA FRONTIERA

    Raccontare senza ipocrisie l'altra metà del mondo. Questa è l'idea da cui sono partiti gli autori, o meglio, le autrici del serial. Si, perché "The L Word" non è soltanto la prima serie TV sull'omosessualità al femminile, ma è anche interamente ideato, scritto, diretto e prodotto da donne dichiaratamente lesbiche. "Quello che voglio è raccontare grandi storie che appassionino la gente" - ha dichiarato Ilene Chaiken, deus ex-machina della serie - "La sfida è mostrare l'universalità delle nostre vite e far vedere cose mai viste prima sullo schermo". Già, perché secondo gli autori l'universo femminile è complesso e ramificato e ormai è impossibile dividere semplicisticamente il mondo in lesbo ed etero, tenendoli su due binari paralleli: bisogna metterlo in mostra nella sua interezza e nelle sue interazioni. Emblematico in questo senso il gioco di parole del titolo del serial, "The L Word", dove la lettera L (che sta per Lesbian, ma anche per Love, Lies, Los Angeles, e...) è quella che manca al mondo (world) per essere "completo".

    ED E' SUBITO CULTO

    In genere è molto difficile che un telefilm sollevi troppo interesse o faccia discutere ancora prima che venga messa in onda una sola puntata. Bene, "The L Word" è cominciato a diventare un fenomeno di costume mesi prima che venisse girato: il cast non era ancora definitivo quando sul Web già erano spuntati decine di gruppi di discussione e siti amatoriali. Ma l'idea di partenza da sola non può mai bastare. Per rendere un progetto un successo reale servono storie che funzionino, come quelle uscite dalle penne di Rose Troche e Guinevere Turner, già regista e attrice-sceneggiatrice di "Go Fish" (pellicola cult sul mondo gay), che hanno riformato la premiata ditta in occasione di "The L Word", diventato in poco tempo manifesto dalla comunità lesbica internazionale.

    UNA SFIDA DIFFICILE E "IMPORTANTE"

    Le tematiche forti (inseminazione artificiale, coming out, ecc...) ma anche l'ironia e l'efficacia dei dialoghi (mai banali) sono infatti le caratteristiche vincenti del serial. Trasmesso per la prima volta dal canale americano Showtime - che nel 2004 ha rischiato di tasca propria con un telefilm ritenuto troppo azzardato, "The L Word" è giunto alla sua terza stagione, ripagando con gli interessi l'investimento iniziale del network.
    Mandato in onda in decine di paesi - tra cui Gran Bretagna, Olanda, Francia, Danimarca, Israele, Cina, Brasile, Giappone e Sud Africa - "The L Word" ha fatto scalpore ovunque sia stato trasmesso, spesso scandalizzando per le scene di sesso saffico, ma ancora più spesso facendo riflettere sulla condizione omosessuale.

    (da www.La7.it)

     

     

    KISSING JESSICA STEIN

     
    regia: Charles Herman-Wurmfeld
    anno: 2001
    nazione: USA 
    genere: Commedia
    durata (min.): 96  
     
     Cosa spinge una donna single a rispondere a un annuncio per cuori solitari scritto da un'altra donna? Perché le donne sono più agevolate nell'esplorare relazioni omosessuali, e come le affrontano? Se lo sono chiesto Jennifer Westfeldt e Heather Juergensen (Jessica ed Helen, nel film), attrici off off Broadway con molta gavetta televisiva alle spalle, mentre scrivevano una serie di sketch da portare a teatro. Poco a poco, dall'idea iniziale si é sviluppata una storia che mette in discussione i tabù e i preconcetti della borghesia (non solo ebraica) newyorkese (R. Giancristoforo)
    Deliziosa commedia tutta omosex, godibilissima da tutti i gender, per l'arguzia delle battute e delle situazioni divertenti e mai banali o scontate (compreso il finale).
     

    Jessica Stein è una giornalista single che appartiene ad una famiglia ebrea di New York. Stressata dal lavoro, si trova quotidianamente a confrontarsi con un fratello arrivista e fidanzato con la sua migliore amica incinta. Un giorno Jessica si imbatte in una inserzione personale assai accattivante che ha il solo inconveniente di trovarsi nella sezione 'Donne che cercano donne'. Presa dal desiderio di avventura, decide di rispondere. Così, si incontra in un bar con l'originale ed intellettuale hippy Helen Cooper che, con sua grande sorpresa, le piace da subito.

     

    IN CERCA DI AMY

     
     
    regia: Kevin Smith
    anno: 1997
    nazione: USA 
    genere: Commedia
    durata (min.): 112  
     
     
     
    Stati Uniti al giorno d'oggi. Holden e Benky sono le menti di Bluntman, un fumetto di successo, quasi alle soglie dell'adattamento televisivo. Una sera, nel corso di una sorta di dibattito sull'animazione, Holden conosce Alyssa, giovane ed affascinante disegnatrice. L'amicizia dura un attimo. L'innamoramento, almeno da parte del giovane Holden, ne è la naturale diretta conseguenza. Il caso vuole che Alyssa sia lesbica e lo manifesti apertamente. E che Bencky viva una "innaturale" gelosia. Sottile film psicologico che, senza presunzione, ci fa capire molto dell'animo umano e dei suoi desideri più inconsci (trai i quali quello omosessuale).
     

    Due giovani amici, Holden e Banky si stanno godendo il successo raggiunto come creatori del fumetto di culto "Bluntman and Chronic". Un giorno incontrano una collega, Alyssa, per la quale Holden prova subito un forte desiderio. I ragazzi si frequentano, e Holden ha la sorpresa di vedere che Alyssa ha tendenze omosessuali che manifesta apertamente. Tuttavia decide di frequentarla e di passare molto tempo con lei. Quando sente di non poterne più fare a meno, le dice di essere innamorato, e la cosa scatena irritate reazioni da parte di Alyssa. A poco a poco però anche Alyssa comincia a provare lo stesso sentimento, ma intanto Banky si sente male al pensiero di perdere l'amico e cerca di dissuaderlo. L'incomprensione allora prende il sopravvento. Holden e Alyssa si lasciano definitivamente. Si ritrovano tempo dopo, ad un salone di fumetti, e si salutano con affetto.

     

    GIA

     
    genere: Biografico
    durata (min.): 126
    regia: Michael Cristofer
    anno: 1998
    nazione: USA 
     
     
    Il film racconta la vera storia di una sfortunata supermodella degli anni '80. Sbarcata a New York dalla nativa Philadelphia con la ferma volontà di sfondare nel mondo della moda, la bellissima Gia Carangi colpisce l'attenzione di Wilhelmina Cooper, un'agente ben introdotta negli ambienti che contano. La spregiudicatezza di Gia e la sua disponibilità a posare nuda ne fanno ben presto una star, ma i problemi arrivano piuttosto dalla sfera sentimentale: la ragazza avvia infatti una relazione con la truccatrice Linda, il cui contrastato rapporto con la propria bisessualità provoca in Gia una dipendenza dalle droghe pesanti che la porterà alla morte per Aids, avvenuta nel 1986 a causa del contagio con una siringa infetta. "un film sul dolore..sulle identita' in bilico...sulla bellezza...e sul successo...ma anche su tutte le antitesi di chi vola alto nel mondo dello show-biz...una modella bellissima e bisex distrutta dalla fama e da se stessa...sullo sfondo la malattia degli ultimi 20 anni...l'aids...film forte e struggente per la tv con una Jolie bellissima e in parte." (Rosario - Film.tv)

     

     

     


    WOMEN

     
    regia: Anne Heche
    anno: 2000
    nazione: USA 
    genere: Drammatico
    durata (min.): 92  
     
     
    Sono tre storie di amore saffico che si svolgono nella stessa casa, situate però in differenti epoche, il 1971, il 1972, il 2000. Nel primo episodio, con Vanessa Redgrave, si racconta quello che segue alla morte della propria compaga di una vita, con i parenti cavallette e l'angosciosa solitudine e mortificazione della sopravvissuta. Il secondo episodio (con Chlöe Sevigny) mette in scena il razzismo all'interno di un gruppo di femministe e poi il razzismo all'interno di un gruppo di lesbiche. Il terzo episodio racconta l'amore di una coppia (Sharon Stone e Ellen De Generes) e il desiderio di avere un figlio tramite l'inseminazione artificiale. Forse un po' troppo didascalico. Comunque interessante.
     
     
     
     
     
     

    VELVET GOLDMINE

     
    genere: Drammatico
    durata (min.): 123  
    regia: Todd Haynes
    anno: 1998
    nazione: USA
     
    Questo film del regista gay inglese Todd Haynes, è uno dei film più divertenti, belli ed eleganti del 1998, peccato che sia stato sottovalutato sia dal pubblico che dalla critica. Ci fa rivivere un momento storico della pop music, quello dell'esplosione del glam rock nei primi anni settanta a Londra. E' una riflessione sul potere dello spettacolo e dell'illusione, ma è anche una intrigante storia d'amore, l'amore tra il misterioso divo Brian Slade e sua moglie, e l'americano Curt Wild che diventa il suo doppio e insieme suo fratello, il suo amante. Imperdibile per gli amanti della musica rock e di . . . Ewan McGregor
     
     
     
     

    Agli inizi degli anni '80 Arthur, un giornalista inglese che lavora in un quotidiano di New York, riceve l'incarico di scrivere un articolo sulla vicenda di Brian Slade, mitica star del 'glam rock', scomparso improvvisamente dalle scene all'apice della fama. Arthur, da ragazzo, era stato tra coloro che avevano per Slade una vera passione. Con qualche emozione, Arthur cerca di ricostruire il quadro di quegli anni: comincia ad analizzare il rapporto tra Brian e la moglie Mandy, rintracciandola in un locale di secondo piano ed invitandola a ricordare la sua storia con Brian. Si torna così alla Londra degli anni Settanta, quando ormai dilaga la moda di una musica rock che deve essere sempre più sfrenata e narcisista. Slade si adatta subito a quel clima esibizionistico, indossa abiti sgargianti, pettinature dai colori vistosi, soprattutto insiste sull'ambivalenza e la sfrenatezza degli atteggiamenti sessuali. Si
    sposa e va in America dove incontra Curt Wild, altra star del rock, di cui diventa intimo amico, lo porta a Londra, la moglie esasperata lo maledice. Si torna agli anni Ottanta e Arthur telefona a Curt Wild che lo invita al concerto di Tommy Stone. Arthur vi si reca, e osserva: quel Tommy somiglia proprio a Brian.